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Educare alle emozioni, educare al benessere a scuola

Educare alle emozioni, educare al benessere a scuola

I bambini felici apprendono di più: è l’idea alla base di numerosi percorsi di ricerca, portati avanti da psicologi e pedagogisti nelle università di tutto il mondo per fare entrare il benessere all’interno delle scuole. Tra i pionieri c’è lo psicologo di fama internazionale Daniel Goleman che educa all’importanza della gestione delle emozioni e dell’educazione al respiro, guidando e formando gli operatori sulle pratiche dell’intelligenza emotiva. Ed è dal benessere e dalla cura nell’apprendimento che è necessario ripartire dopo il lockdown, portando nelle scuole tecniche che ci aiutino a superare le ansie e le paure che la pandemia si è portata dietro.

Nella scuola il benessere si sviluppa a tre livelli, quello ambientale educativo ed emotivo: uno stare bene, cioè, che si costruisce in una classe grazie a una didattica insegnante-allievo che si prende cura della risposta empatica fra i membri della comunità educante. Una ricerca del benessere che predispone all’apprendimento al centro delle ricerche della prof.ssa Daniela Lucangeli che analizza a Padova il rapporto tra gioia e apprendimento, spiegando che i ricordi connessi alle emozioni ci portano a fuggire o ad avvicinarci alle materie scolastiche. Ed è in questo ambito che possono rivelarsi di grande utilità le pratiche spirituali dello yoga, già entrato nelle scuole del nostro Paese grazie alla convenzione che il Ministero dell’Istruzione ha firmato nel 1997 con la Federazione Nazionale di Yoga, riconoscendone così l’alto valore educativo e di benessere per gli allievi di tutte le fasce di età.

Al centro della pratica dello Yoga c’è il pranayama, cioè l’arte di controllare l’assorbimento dell’energia vitale (prana) per mezzo del respiro, come viene definita nella filosofia yogica, che – come la medicina e lo sport occidentale – mette l’accento sull’importanza fondamentale del respiro e della giusta respirazione, grazie a cui si possono sviluppare in modo proficuo la ricerca del focus, dell’attenzione e della concentrazione, indispensabili nel percorso educativo.

Da diversi anni vengono portati avanti studi scientifici sui benefici della “mindfulness” e dello Yoga nei contesti educativi, come quello recentemente condotto in una scuola elementare americana da A. N. Bazzano, C. E. Anderson, C. Hylton, J. Gustat: secondo la loro ricerca, i bambini che hanno partecipato agli esercizi di respirazione, di rilassamento guidato e di Yoga hanno avuto come effetto benefico una riduzione dell’ansia e migliori prestazioni scolastiche da parte del gruppo classe. Si tratta anche di tecniche che si sono rivelate molto efficaci anche per chi opera nel campo del sostegno scolastico, come riporta per esempio lo studio di A. Juliano, A. Alexander e J. DeLuca, sostenendo che la respirazione e l’educazione alla consapevolezza aumentino le capacità specifiche di funzionamento esecutivo in casi di autismo.

Per dare un ritmo diverso all’insegnamento e creare una situazione di ascolto e di armonia nella classe, migliorando così l’apprendimento, diversi sono i metodi che possiamo usare. Quali strumenti sono necessari per imparare queste tecniche? E che tipo di esercizi sono necessari? Ecco di seguito alcuni esempi.

Uno è il circle-time mattutino, esercizio che aiuta ad avere un quadro dello stato di benessere della classe e far sviluppare empatia tra gli stessi compagni e che si ottiene facendo rappresentare il proprio stato emotivo grazie ai fenomeni atmosferici per i più piccoli e ai colori per i più grandi.

Un altro è la respirazione, tecnica che può essere insegnata diversificando le strategie a secondo dell’età degli alunni a cui ci si rivolge: si può per esempio prendere come riferimento la respirazione degli animali per i più piccoli, mentre per i più grandi si può, passo dopo passo, arrivare fino alle respirazioni usate nelle pratiche yoga.

Un terzo, infine è quello della visualizzazione, che permetterà di raggiungere uno stato di allegria e positività, grazie all’esercizio di chiudere gli occhi e far visualizzare ai bambini e ragazzi alcune immagini – una foresta, il mare, il deserto…  – e dargli delle indicazioni per immaginare un’intera storia.

Personalmente ricordo ancora con affetto la prima volta che ho portato in classe varie attività legate alla meditazione con i bambini che ne sono rimasti affascinati e non vedevano l’ora di ripetere l’esperienza; e ancora oggi propongo esercizi di visualizzazione e respiro guidato allo scopo di creare e mantenere uno stato di quiete e rilassatezza nella classe. Perché «meditare significa raggiungere con il cuore e con il corpo la condizione della pace più profonda», dice Masahiro Oki, maestro di yoga giapponese: è proprio dalla respirazione e dagli esercizi di meditazione che infatti sorge e si sviluppa l’equilibrio tra e il nostro corpo e la nostra mente; e un docente che si prende cura di se stesso, sarà un docente che saprà prendersi al meglio cura dei suoi allievi, sviluppando capacità di ascolto e coltivando le loro specificità.

Bibliografia:

Daniel Goleman,(2011). Intelligenza Emotiva. Edizioni Best Bur

Daniel Goleman, Peter Senge (2017). A scuola di futuro.Per un’educazione realmente moderna. Edizioni Best Bur

Luciana Bertinato,(2017).Una scuola felice. Diario di un’esperienza educativa possibile. FrancoAngeli Editore

Gianfranco Zavalloni,(2015).La pedagogia della lumaca.Per una scuola lenta e non-violenta. Emi Edizioni

A.Fabrizi, B.Frandino, (2013).I super poteri dello yoga per andare bene a scuola. Edizioni Scuola Holden

Eline Snel, ( 2015). Calmo e attento come una ranocchia. Esercizi di mindfulness per bambini (e genitori)

 

 

Link alla rivista scientifica Science Direct e agli articoli citati:

https://doi.org/10.1016/j.ctim.2020.102470

https://doi.org/10.1016/j.ridd.2020.103641

Tecniche di rilassamento: un importante momento rigenerativo per insegnanti che portano avanti la didattica a distanza

Tecniche di rilassamento: un importante momento rigenerativo per insegnanti che portano avanti la didattica a distanza

Ci sono molti modi per respirare; perché il respiro ha molte funzioni, dal portare calma e serenità nella propria vita a sviluppare concentrazione e focus sulle proprie attività. È quello che ho imparato nella mia formazione, seguendo per la mia crescita centri che diffondono filosofie che si sono sviluppate in Giappone, India e negli Stati Uniti: la consapevolezza interiore è una strada molto interessante da percorrere per una migliore conoscenza di sé stessi, per preparare i bambini e i ragazzi ad una vita, quella contemporanea, ricca di sfide e complessità.

«Meditare significa raggiungere con il cuore e con il corpo la condizione della pace più profonda», dice Masahiro Oki, maestro di yoga giapponese: è proprio dalla respirazione e dagli esercizi di meditazione che sorge e si sviluppa l’equilibrio tra e il nostro corpo e la nostra mente. Un docente che si prende cura di sé stesso, sarà un docente che saprà prendersi al meglio cura dei suoi allievi, sviluppando capacità di ascolto e sapendo comprendere i propri alunni e le loro specificità.

Nei miei corsi sperimenteremo in prima persone le tecniche di rilassamento corporeo e respirazione consapevole, per riuscire così a proporle durante le lezioni ed essere in grado di sviluppare armonia nel gruppo classe e fare le giuste pause durante la didattica a distanza. I miei percorsi formativi saranno anche occasione di crescita personale e di introspezione, insight per i docenti, grazie al “laboratorio dell’immaginario” creato dal dott. Francesco Simeti, che lo ha utilizzato per la rielaborazione dei vissuti emozionali. Sarà un momento importante, in cui, grazie a disegni o fiabe, l’insegnante avrà la possibilità di accedere al mondo affettivo interiore e stimolare così il proprio percorso di rinascita a partire da questi giorni strani e difficili.


Giorni pesanti in cui insegnanti hanno continuato con bravura la propria missione educativa, pur nella difficoltà di una perdita del contatto umano e della socializzazione. Una tenacia che gli allievi hanno saputo cogliere. Dobbiamo ripartire dall’ascolto interiore, dobbiamo farlo per i nostri studenti, per sviluppare una migliore comunità educativa quando le scuole riapriranno.

Come maestra di consapevolezza interiore ho osservato con interesse come sia i bambini e le bambine, sia i ragazzi e le ragazze apprendono di più se e quando l’insegnante usa un tono di voce accogliente e gentile e quando riesce a creare nella classe un clima di sostegno reciproco e voglia di imparare.

 Un’atmosfera di questo tipo, richiede lo sviluppo di un buon equilibrio personale da parte degli insegnanti. Sono gli stessi ragazzi ad averne bisogno e a desiderarlo entusiasti, ciò è fondamentale per costruire una comunità inclusiva. Dopo aver portato avanti con gli studenti il lavoro sulla respirazione e sulla visualizzazione, mi sono resa conto che è qualcosa che li fa stare bene e che vogliono rifare al più presto.

Perché i nostri allievi lo sanno bene: di fronte all’eccesso di informazioni e di stimoli, il rilassamento è una risposta importante, portando benefici nella qualità dell’attenzione e nella capacità di concentrazione. È per questo che ho deciso di proporre questo corso, affinché dopo questo periodo di emergenza sia possibile ripartire dalle molte sfaccettature dei nostri allievi per seguirli e indirizzarli nello sviluppo completo della loro personalità e del loro carattere.

Ascoltati, non apparire! La risposta è l’Educazione Emotiva

Ascoltati, non apparire! La risposta è l’Educazione Emotiva

Secondo una ricerca condotta da Vice (https://www.vice.com/it/article/xwpvpn/guida-di-vice-alla-salute-mentale) in Italia ci sono 3,7 milioni di persone affette da disturbi ansioso-depressivi, cioè il 7% della popolazione totale. E se l’OCSE denuncia la forte ansia provata dai giovani in età scolare, secondo un recente sondaggio i giovani italiani sarebbero i più insoddisfatti nel loro percorso universitario.

Cos’è che crea questo malessere nei giovani?

Contribuiscono certamente le pressanti richieste di ottimi risultati nell’ambito scolastico e famigliare, ma per comprendere a fondo la questione è necessario uno sguardo più ampio. Perché, si sa, viviamo in un mondo che accelera sempre di più e in cui il modello competitivo caratterizza ormai quasi ogni ambito, dai banchi di scuola al mondo del lavoro fino alle relazioni più intime e amicali. Una competizione che entra anche nel mondo dei social, in cui ci mettiamo in vetrina per dimostrare di essere felici e migliori degli altri.

Si pensi che i ragazzini utilizzano i social a partire dai 10 anni, spesso grazie all’account dei propri genitori e imparano a interagire e a relazionarsi con i suoi strumenti (emoticon, like, messaggi), non riuscendo a gestire la frustrazione e la rabbia quando non vengono capiti. Si vivono così inconsapevolmente tutta una serie di meccanismi che producono relazioni sempre più inautentiche, in cui le persone fanno sempre più fatica ad ascoltarsi e a sentire la propria voce interiore, non dando più valore al silenzio, all’inattività e alla solitudine.

Di fronte a questo la pedagogia si rileva di grande utilità, aiutandoci a costruire una migliore capacità di interazione con gli altri e con sé stessi, educando fin da subito i ragazzi a una diversa gestione delle emozioni.

Quello che oggi è necessario, rompendo con la radicata idea che gli specialisti siano necessari solo di fronte a situazioni problematiche e di sofferenza, è sviluppare laboratori professionali di auto-espressione dall’età scolare e percorsi di educazione alla genitorialità per aiutare il proprio figlio a vivere bene la propria vita ed a crescere positivamente: perché spesso sono i genitori stessi a essere bloccati in logiche che appartengono alla famiglia di origine o a visioni personali.