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Fate largo alla storia personale!

Fate largo alla storia personale!

di Elisa Mazzoli formatrice Scuola Oltre

 

C’è bisogno di scuola.

Di ritrovarci. Incontrarci di nuovo, in una nuova maniera.

C’è bisogno di tempo e di spazio per noi-squadra, per noi amici del gruppo classe, per stare insieme, raccontare, ascoltare. Per narrare e narrarci.

La narrazione è il pensiero, è il codice, è il linguaggio che i bambini con cui viviamo e lavoriamo utilizzano per crescere, scoprire, conoscersi e conoscere.

La narrazione conferisce significati, incoraggia e rassicura, mette ordine dentro e fuori.

La narrazione è una sorta di filo rosso che attraversa e collega tutte le soft skills e le competenze chiave per l’apprendimento permanente.

La maniera di accogliere narrazioni è differente da bambino a bambino e cambia a seconda dell’età, del temperamento, delle abitudini familiari e culturali, delle competenze di ascolto, di pensiero e racconto narrativo.

Oltre a questa molteplicità di fruizione, occorre tener conto della varietà di tipi di narrazione che abbiamo a disposizione.

Uno dei più affascinanti per i più piccoli, e a mio avviso non sufficientemente considerati, è la storia personale, che corrisponde alle narrazioni, prime fra tutte quelle ad alta voce, che ripercorrono il quotidiano del bambino o i fatti del passato che lo riguardano, proponendo e riproponendo sequenze di avvenimenti che può facilmente riconoscere e ricordare.

Questo tipo di narrazione dev’essere utilizzato con coscienza, spontaneità e con cadenza regolare sin da quando il bambino è molto piccolo:

  • Anna oggi ha mangiato la minestra con il cucchiaio, e poi ha sparecchiato il tavolo insieme agli altri bambini!
  • Leo quando era più piccolo è andato al mare e ha incontrato un granchio, poi è andato in albergo e ha preso l’ascensore…

La storia reale riguardante il bambino può avere a che fare anche con i suoi desideri, le passioni, gli slanci.

  • A Raissa piace andare a spasso con il suo cagnolino. Ci va sempre il pomeriggio.
  • Fra qualche giorno Gian andrà in aereo con mamma, papà e la sorellina!

Non si tratta di dare etichette che sarebbero controproducenti, ma di riportare semplicemente e chiaramente, senza ridondanze, fatti accaduti al bambino, o situazioni in corso di accadimento, raccontando di lui una storia luminosa, costruttiva, che contribuisca a farlo sentire più autonomo, capace, competente, sicuro.

La storia personale è costellata di gioie e soddisfazioni, ma ci sono anche le fatiche, gli imprevisti, si cade e ci si rialza, si procede stringendo la mano degli adulti e poi ce la si fa da soli. Anche questo si può e si deve raccontare con delicatezza e riguardo, perché il bimbo sappia che è stato importante, e che è successo anche a qualcun altro, che è stato coraggioso, che non è solo.

  • Tommy ha avuto la febbre, ha avuto una gran pazienza… Adesso è guarito, evviva!

Perciò non sottovalutiamo questo strumento. Non dimentichiamo che oltre alla filastrocca, la nenia, la cantilena, la ninna nanna, la canzone, la fiaba, la favola, il breve racconto orale o la lettura a voce alta con il supporto di un libro, disponiamo di questa risorsa: la storia personale, leva di crescita cognitiva ed emotiva potentissima, che interessa il bambino, lo tiene attento e lo contiene, lo tocca nell’animo.

Il bambino più piccolo, o comunque il bambino che non comprende e non segue il prima e il dopo, verrà colpito dalle parole che rappresentano i nomi dei suoi cari, gli oggetti a lui noti, gli spazi familiari, il mondo fuori e le parti di sé di cui ha già acquisito consapevolezza; il bambino che ha più di due anni, due anni e mezzo, o comunque il bambino narrativamente competente, coglierà anche le sequenze, le successioni logiche e cronologiche, lo snodarsi dell’intreccio (ciò che in letteratura corrisponde ad una “protostoria”) della propria storia personale.

Perché i bambini piccoli rimangono molto tempo a osservare le pagine dei libri fotografici?

Perché accanto al corpus di fiabe, favole, racconti di fantasia (anch’essi fondamentali per lo sviluppo cognitivo ed emotivo, ma comunque operanti in substrati differenti) si produce una sempre più variegata letteratura con soggetto quotidiano, con una cifra significativa di realtà?

Forse perché si è più consapevoli dei meccanismi che muovono il cuore e il cervello dei bambini e dell’importanza della storia personale di ognuno di loro come individuo unico e irripetibile e del gruppo familiare e sociale di cui fa parte.

E sicuramente perché questa quotidianità riguarda direttamente il bambino, che ne trova sul proprio cammino segni e corrispondenze, ganci saldi da afferrare.

Così, a livello strutturale, la storia personale, seppure semplice e basilare, non sarà una mera successione di sequenze, ma un compendio di nomi, persone, oggetti, animali, situazioni, emozioni.

Una “piccola collezione affettiva di esperienze” che mette insieme più mediatori narrativi e più episodi, semi da cui scaturiranno, se ben curati e coltivati, soggetti narranti forti e ricchi di avventure.

La sfida riguarda anche noi adulti: raccontiamo ai bambini eventi della nostra vita personale quotidiana; mettiamoci in gioco, tornando con la memoria a quando eravamo piccini.

Ben vengano i gesti, le onomatopee, le blande melodie ad arricchire la storia personale. Breve come una carezza o lievemente più lunga come un abbraccio, la storia che narreremo sarà piacevole e resterà dentro a sedimentare e fortificare gli individui e il gruppo.

Come insegnanti della Scuola dell’Infanzia, per vivere bene insieme affrontando e sviluppando al meglio le tematiche indicate nel curricolo, continuiamo a proporre storie personali e a utilizzarle come linguaggio: vedremo che alcuni bambini ne sapranno già fruire e produrre, mentre per altri costituirà una nuova modalità di comunicazione da conoscere e fare propria, una modalità piuttosto nuova, ma sorprendentemente appagante, una straordinaria leva per lo sviluppo di tutte le competenze, ma soprattutto per la competenza personale, sociale e di imparare a imparare.

Come educatori di professione abbiamo il compito di veicolare queste informazioni alle famiglie, comunicando in sostanza che è importante ripercorrere la giornata (e la vita!) narrando a voce alta questo diario d’amore che è tanto più prezioso quando è conservato nella personalità, nel carattere.

  • Ti ricordi, Viola, quante castagne abbiamo raccolto in montagna con gli amici? È stato faticoso camminare in salita, ma poi è stato divertente fare il picnic tutti insieme!

Due sole raccomandazioni: ci sono momenti più o meno adatti per mettere in opera la narrazione della storia personale. Facciamoci guidare dall’amore e dalla conoscenza di ogni bambino, dall’intuito e dall’esperienza per riconoscere le occasioni propizie e rispettare la sensibilità e i ritmi di ognuno. Proponiamo le storie personali con ripetitività, ma senza insistenza; con il sorriso, ma senza mai deridere; con espressività, ma senza teatralità.

Largo al racconto e all’ascolto della storia personale, dunque, da subito e con le appropriate modalità, per favorire la crescita di individui capaci e desiderosi di affrontare la vita facendosi carico, come è giusto che sia, anche delle storie del prossimo.

«Che storia vorresti ascoltare?» dice mamma orso.

«Raccontami di me» dice Orsetto.

[da Orsetto, di E.H.Minarik, disegni di M.Sendak, 1957, edizione italiana Adelphi 2013]

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