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Musica e matematica: che emozione!

Musica e matematica: che emozione!

È risaputo che il rapporto fra musica e matematica sia molto stretto. Infatti, chi pratica la musica, incappa spesso in numeri intrecciati a situazioni sonore. Fin dai tempi antichi filosofi, musicisti e studiosi hanno definito le numerose connessioni fra le due discipline, ma se la musica fosse regolata esclusivamente dalla matematica, oggi potrebbe essere eseguita degnamente, anzi, con estremo rigore e precisione, da una “macchina”.

(nella foto la Scala Pitagorica)

E il musicista?

Ops, spero di non aver dimostrato la sua inutilità, perché mi sarei data la zappa sui piedi…

Tuttavia i concerti e le registrazioni discografiche continuano a essere affidate a musicisti umani, in caso contrario sarebbero stati tutti licenziati. Già: la maggior parte dei musicisti, qui in Italia non avrebbe nemmeno diritto a un sostegno pubblico, in quanto liberi professionisti (e sottolineo “liberi”!).

Si è fatto tardi e ho in programma una bella serata con la Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz eseguita in un noto teatro torinese. L’articolo può aspettare.

Finalmente a teatro, truccata e tutta in tiro. Poltroncine rosse di velluto, quel vociare discreto del pubblico che non alza mai troppo il tono quasi per timore reverenziale. Luci accese, ambiente accogliente, qualche acido commento sulla mise della vicina. Mi accomodo, pronta per l’ascolto, sperando di non essere colta da un accesso di tosse: l’ultima volta è stato così imbarazzante…

Le luci digradano, cala un silenzio mistico, si apre il sipario e un enorme computer al centro del palco, su un tavolo rivestito di seta amaranto, comincia a emettere suoni. È iniziata la sinfonia e prosegue impeccabile, senza la minima sbavatura per 59 lunghi, interminabili minuti. Il mio sguardo è catalizzato dalla macchina che, beffarda, emette ipnotiche lucine colorate, non so se per evitare o per favorire l’abbiocco.

Bel-con-cer-to

Ot-ti-ma-e-se-cu-zio-ne

Fan-ta-sti-ca-mu-si-ca, i commenti asettici a fine performance.

Esecuzione, concerto? Mah, nessuno ha gli occhi lucidi, nessuno ha sentito la “pelle d’oca”, nessuno ha vibrato al sublime mistero dell’Arte. Dov’è finita l’anima della Musica?

A un tratto mi sento scuotere da un tremito, sono sudata e ho le palpitazioni. È buio intorno e dentro di me, ma a poco a poco la vista ritrova gli elementi rassicuranti dell’arredamento di casa.

Dallo studio provengono le note imperfette di Federica al pianoforte: sta suonando Clair de lune di Debussy. Caspita, si inciampa sempre su quel DO#, devo dirle di ripetere il passaggio un centinaio di volte… Mi alzo, però alla frase successiva rimango lì, immobile, sento squarciare il cielo, la sua anima sta cantando e io vibro e mi commuovo con lei. La immagino rapita dalla melodia, con i capelli mossi e dorati che le lambiscono le spalle e oscillano con il suo corpo abbandonato alla forza del suono. E ringrazio Dio per il dono.

Questa è la magia della musica!

La matematica non basta per rendere onore alla Musica. Solo l’artista sa combinare l’irrazionale con il razionale, la perfezione con l’imperfezione, la ragione con l’emozione. Sa mescolare frequenze, rapporti numerici e frazioni con l’anima: un frullato dal sapore unico, irripetibile, in cui è possibile riconoscere ogni singolo componente.

La Bellezza. Quella che, secondo Dostoevskij, salverà il mondo.

Allora distribuiamo il benefico nettare degli dei, avvolgiamo adulti e bambini con la Musica! Regaliamo loro un computer per le funzioni ordinarie, ma non deprediamoli della Musica e dell’Arte! Del Bello, insomma, ogni volta straordinario…

Solo così la vita sarà più ricca. Non solo di emozioni, anche e soprattutto di umanità.

 

 

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Educare alle emozioni, educare al benessere a scuola

Educare alle emozioni, educare al benessere a scuola

I bambini felici apprendono di più: è l’idea alla base di numerosi percorsi di ricerca, portati avanti da psicologi e pedagogisti nelle università di tutto il mondo per fare entrare il benessere all’interno delle scuole. Tra i pionieri c’è lo psicologo di fama internazionale Daniel Goleman che educa all’importanza della gestione delle emozioni e dell’educazione al respiro, guidando e formando gli operatori sulle pratiche dell’intelligenza emotiva. Ed è dal benessere e dalla cura nell’apprendimento che è necessario ripartire dopo il lockdown, portando nelle scuole tecniche che ci aiutino a superare le ansie e le paure che la pandemia si è portata dietro.

Nella scuola il benessere si sviluppa a tre livelli, quello ambientale educativo ed emotivo: uno stare bene, cioè, che si costruisce in una classe grazie a una didattica insegnante-allievo che si prende cura della risposta empatica fra i membri della comunità educante. Una ricerca del benessere che predispone all’apprendimento al centro delle ricerche della prof.ssa Daniela Lucangeli che analizza a Padova il rapporto tra gioia e apprendimento, spiegando che i ricordi connessi alle emozioni ci portano a fuggire o ad avvicinarci alle materie scolastiche. Ed è in questo ambito che possono rivelarsi di grande utilità le pratiche spirituali dello yoga, già entrato nelle scuole del nostro Paese grazie alla convenzione che il Ministero dell’Istruzione ha firmato nel 1997 con la Federazione Nazionale di Yoga, riconoscendone così l’alto valore educativo e di benessere per gli allievi di tutte le fasce di età.

Al centro della pratica dello Yoga c’è il pranayama, cioè l’arte di controllare l’assorbimento dell’energia vitale (prana) per mezzo del respiro, come viene definita nella filosofia yogica, che – come la medicina e lo sport occidentale – mette l’accento sull’importanza fondamentale del respiro e della giusta respirazione, grazie a cui si possono sviluppare in modo proficuo la ricerca del focus, dell’attenzione e della concentrazione, indispensabili nel percorso educativo.

Da diversi anni vengono portati avanti studi scientifici sui benefici della “mindfulness” e dello Yoga nei contesti educativi, come quello recentemente condotto in una scuola elementare americana da A. N. Bazzano, C. E. Anderson, C. Hylton, J. Gustat: secondo la loro ricerca, i bambini che hanno partecipato agli esercizi di respirazione, di rilassamento guidato e di Yoga hanno avuto come effetto benefico una riduzione dell’ansia e migliori prestazioni scolastiche da parte del gruppo classe. Si tratta anche di tecniche che si sono rivelate molto efficaci anche per chi opera nel campo del sostegno scolastico, come riporta per esempio lo studio di A. Juliano, A. Alexander e J. DeLuca, sostenendo che la respirazione e l’educazione alla consapevolezza aumentino le capacità specifiche di funzionamento esecutivo in casi di autismo.

Per dare un ritmo diverso all’insegnamento e creare una situazione di ascolto e di armonia nella classe, migliorando così l’apprendimento, diversi sono i metodi che possiamo usare. Quali strumenti sono necessari per imparare queste tecniche? E che tipo di esercizi sono necessari? Ecco di seguito alcuni esempi.

Uno è il circle-time mattutino, esercizio che aiuta ad avere un quadro dello stato di benessere della classe e far sviluppare empatia tra gli stessi compagni e che si ottiene facendo rappresentare il proprio stato emotivo grazie ai fenomeni atmosferici per i più piccoli e ai colori per i più grandi.

Un altro è la respirazione, tecnica che può essere insegnata diversificando le strategie a secondo dell’età degli alunni a cui ci si rivolge: si può per esempio prendere come riferimento la respirazione degli animali per i più piccoli, mentre per i più grandi si può, passo dopo passo, arrivare fino alle respirazioni usate nelle pratiche yoga.

Un terzo, infine è quello della visualizzazione, che permetterà di raggiungere uno stato di allegria e positività, grazie all’esercizio di chiudere gli occhi e far visualizzare ai bambini e ragazzi alcune immagini – una foresta, il mare, il deserto…  – e dargli delle indicazioni per immaginare un’intera storia.

Personalmente ricordo ancora con affetto la prima volta che ho portato in classe varie attività legate alla meditazione con i bambini che ne sono rimasti affascinati e non vedevano l’ora di ripetere l’esperienza; e ancora oggi propongo esercizi di visualizzazione e respiro guidato allo scopo di creare e mantenere uno stato di quiete e rilassatezza nella classe. Perché «meditare significa raggiungere con il cuore e con il corpo la condizione della pace più profonda», dice Masahiro Oki, maestro di yoga giapponese: è proprio dalla respirazione e dagli esercizi di meditazione che infatti sorge e si sviluppa l’equilibrio tra e il nostro corpo e la nostra mente; e un docente che si prende cura di se stesso, sarà un docente che saprà prendersi al meglio cura dei suoi allievi, sviluppando capacità di ascolto e coltivando le loro specificità.

Bibliografia:

Daniel Goleman,(2011). Intelligenza Emotiva. Edizioni Best Bur

Daniel Goleman, Peter Senge (2017). A scuola di futuro.Per un’educazione realmente moderna. Edizioni Best Bur

Luciana Bertinato,(2017).Una scuola felice. Diario di un’esperienza educativa possibile. FrancoAngeli Editore

Gianfranco Zavalloni,(2015).La pedagogia della lumaca.Per una scuola lenta e non-violenta. Emi Edizioni

A.Fabrizi, B.Frandino, (2013).I super poteri dello yoga per andare bene a scuola. Edizioni Scuola Holden

Eline Snel, ( 2015). Calmo e attento come una ranocchia. Esercizi di mindfulness per bambini (e genitori)

 

 

Link alla rivista scientifica Science Direct e agli articoli citati:

https://doi.org/10.1016/j.ctim.2020.102470

https://doi.org/10.1016/j.ridd.2020.103641

Il segno: storia di un alfabeto misterioso

Il segno: storia di un alfabeto misterioso

Giuseppe Capogrossi (1900-1972), è un artista italiano noto per aver creato una forma che è diventata identificativa della sua cifra pittorica. Utilizzando la sua originale combinazione di segni, ha dipinto infinite superfici guadagnandosi il consenso e il rispetto internazionale.

Dice di lui il critico Gillo Dorfles in “Ultime Tendenze dell’Arte D’Oggi – Dall’Informale al Neo-oggettuale”.

(…)”La lezione di Capogrossi – apparentemente facile e facilmente imitabile – si è dimostrata in realtà assai ardua: la difficoltà non consiste certo nell’invenzione del segno ma nella validità dello stesso, e tale validità esula da ogni possibile riferimento a oggetti reali, a moduli arcaici, a principi scientifici; non può che dipendere dalla proiezione d’una determinata carica individuale” .

https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/ultime-tendenze-nellarte-doggi-1/

C’è un aneddoto della vita privata dell’autore che rende la sua ricerca ancor più affascinante. Pare che Capogrossi abbia raccontato di sé: “Un giorno andai con mia madre in un istituto per ciechi. In una sala due bambini disegnavano. Mi avvicinai: i fogli erano pieni di piccoli segni neri, una sorta di alfabeto misterioso… provai una profonda emozione. Sentii, fin da allora, che i segni non sono necessariamente l’immagine di qualcosa che si è visto, ma possono esprimere qualcosa che è dentro di noi”.

https://www.fondazionearchiviocapogrossi.it/biografia-giuseppe-capogrossi/

 Da qui è nato l’atelier di arti visive Omaggio a Capogrossi.

Inizialmente l’avevo concepito per persone con disabilità prendendo alla lettera la lezione dell’artista sulla validità del segno, la rappresentazione cioè di un logo personale e la sintesi estetica data dai segni neri e/o bianchi. Dentro questa ristrettezza è effettivamente emerso l’impulso creativo di ogni partecipante.

Negli anni gli atelier si sono moltiplicati, dai primi ragazzi speciali, ai bambini molto piccoli, ai giovani e adolescenti fino agli adulti in formazione nel posto di lavoro. Ogni atelier si modellava sulla peculiarità del gruppo dove seguendo una progressione di azioni, ognuno creava il proprio segno. Poi i segni venivano stampati ripetute volte con l’ausilio di una matrice e ogni volta è stato come ripetere: io ci sono. I segni infine venivano esposti in un’unica superficie pittorica e a quel punto non c’era solo l’io, c’era il noi.

Lascio parlare le immagini dove non è possibile distinguere il segno eseguito da un bambino rispetto a quello di un direttore d’azienda, di un impiegato o di una persona con disabilità.


Pensavo di essere a buon punto con la pluralità della partecipazione invece ho ricevuto l’invito dallo Stamsund Teater Festival per portare in Norvegia una proposta capace di integrare una socialità tutta nordica con la presenza in loco di un campo rifugiati con bambini siriani, afgani, uzbechi e sauditi. Non potevo che scegliere Omaggio a Capogrossi, tradotto per l’occasione in Leave Your Mark (lascia il tuo segno).

Sono partita per la penisola di Lofoten in un periodo dell’anno dove è sempre giorno, portando in valigia un segno verticale, uno orizzontale, uno curvo. Con questi pochi elementi insieme ai bambini norvegesi della scuola Montessori di Stamsund e ai bambini del Centro abbiamo lavorato una settimana per realizzare un’installazione poi esposta nella galleria in centro al paese.

In quei giorni vivevo in un turbinio linguistico: la mia traduttrice traduceva dal norvegese all’inglese e dove non si poteva perché la lingua madre era il persiano o l’arabo si passava al mimo o al disegno. I bambini e le bambine trovavano la cosa molto divertente e capivano tutto. Una bambina ha cercato di spiegarsi nella lingua fārsī facendo un balletto… Quella che capiva meno di tutti era la sottoscritta.

Troppo cerebrale.

Finché un pomeriggio, durante un atelier al Centro, ho incontrato lo sguardo stravolto di una giovane mamma siriana, fuggita dalla guerra con la figlia, veniva ad accompagnare la bambina e un’amichetta. Non parlava inglese, annuiva piano con la testa in silenzio osservando tutto. Ci siamo guardate dritte negli occhi e lì è subentrato un nuovo registro comunicativo, tra adulti. Laddove per i bambini è naturale, per noi, per me senz’altro, è stato quasi una riscoperta.

Abbiamo stabilito una connessione al di là di un codice condiviso o condivisibile. Abbiamo cioè fatto ricorso a quello stesso alfabeto misterioso che traccia il solco della vicenda umana, talvolta terribile, senza clamori. Andando così all’essenza, al puro segno.

Perché è vero quel che diceva il Capogrossi bambino: “i segni possono esprimere qualcosa che è dentro di noi”.

Tusen Takk  Stamsundteaterfestival!

https://www.facebook.com/pg/Stamsund/posts/

galleria dell’atelier a Stamsund

https://www.facebook.com/anna.piratti/media_set?set=a.10153639386187960&type=3

Augmented Reality e Virtual reality… Opportunità e rischi nella didattica

Augmented Reality e Virtual reality… Opportunità e rischi nella didattica

Viviamo in un’epoca in cui l’utilizzo delle nuove tecnologie ha ormai “invaso” tutti i campi del sapere e coinvolge molteplici aspetti della nostra vita quotidiana.

Ultimamente si sente parlare spesso di realtà aumentata e realtà virtuale: per prima cosa occorre fare chiarezza sul significato di queste forme innovative di tecnologia avanzata.

La realtà aumentata (Augmented Reality o AR) permette di utilizzare gli schermi dei dispositivi mobili per visualizzare e interagire con contenuti digitali aggiuntivi generati da una macchina (per esempio un pc). Questi contenuti, che possono essere testi, oggetti animati, video, suoni, ecc., vengono sovrapposti all’ambiente reale, “aumentandolo” e integrandolo. Il fruitore dell’esperienza in AR è in grado di riconoscere ciò che è reale da ciò che viene  aggiunto (overlay).

L’applicazione della Realtà Virtuale, nata per l’“intrattenimento”, è ormai ampiamente utilizzata nei settori più diversi. Se ne sfruttano le opportunità nei più svariati campi, da quello industriale a quello medico, dall’arte al turismo, al più ampio settore del commercio. La realtà virtuale può essere utile a ricostruire ambienti, a indicare procedure, alla comprensione di contesti… Ben si può immaginare, dunque, quali vantaggi offra nell’apprendimento a livello scolastico. Al di là dell’effetto sorpresa e della meraviglia suscitata nel discente fruitore, di cui cattura agevolmente l’attenzione, è uno strumento inclusivo che consente al docente di poter integrare la comunicazione e di poterla semplificare.

Lo studente che si cimenta nel creare contenuti didattici visuali in AR, inoltre, sviluppa la creatività e mette in atto abilità logiche e di problem solving.

Qualche esempio.

Nel sito https://studio.gometa.io/ si possono creare delle esperienze in AR con Metaverse.

Di seguito si possono visualizzare due immagini di esperienze già realizzate all’interno del mio account.

 

 

 

Per poter accedere ai suddetti contenuti è necessario installare sul proprio smartphone o tablet l’app Metaverse disponibile negli store apple e google.

Apple store:

 

Google store:

 

Lavori simili possano essere realizzati con il programma Zappworks, raggiungibile al seguente link: https://zap.works/studio/ e visualizzabile come segue.

Le esperienze create vengono salvate in un widget (un componente grafico scansionabile come QR code) di cui potete vedere di seguito due esempi, precedentemente creati da me e dai miei alunni. Il primo su informazioni personali e professionali mentre il secondo è una sintesi “aumentata” con testo e immani sulla Seconda Guerra Mondiale.

 

 

Anche in questo caso, per poter fruire dei contenuti è necessario installare sul proprio smartphone o tablet l’app dedicata Zappar, disponibile negli store apple e google di cui allego le immagini per semplificarne la ricerca e il riconoscimento.

Apple store:

Google store:

Di seguito è disponibile il video del risultato della seconda esperienza fruita da cellulare:

La realtà virtuale (Virtual reality VR e MR) invece, è un ambiente digitale, tridimensionale e interattivo creato con un pc e può essere esplorato ed esperito dal fruitore.

I mondi virtuali simulano ambienti verosimili o immaginari e chi li attraversa ha la sensazione di essere totalmente immerso nel nuovo scenario. In questo caso il fruitore ha difficoltà a distinguere il virtuale dal reale, pensiamo per esempio ad alcuni videogiochi. I sistemi in VR possono essere corredati di particolari visori e guanti con sensori che consentono la visione, l’audio e la manipolazione.

Come già detto, la sua applicazione è ormai estesa ai più svariati ambiti, ma soprattutto a quelli dove è necessario esercitarsi con delle simulazioni: mi riferisco, per esempio, ai simulatori di volo o alla formazione in campo industriale e medico-chirurgica. Occorre sicuramente tenere conto dei rischi legati all’utilizzo incontrollato e continuativo di questa tecnologia soprattutto negli adolescenti, nei quali può causare disorientamento, scollamento dalla realtà, depressione o problemi di natura fisica come danni alla vista, nausea, capogiri, spossatezza, ecc.

Nel’’apprendimento scolastico, tuttavia, può essere latrice di grandi opportunità capaci di creare esperienze didattiche significative; si pensi all’utilizzo di Minecraft o a edMondo nella didattica.

A questo proposito, concludo citando le parole del referente del progetto INDIRE sulla “Didattica immersiva” in edMondo, il professor Andrea Benassi, “[…] il virtuale in ambito educativo è stato riconosciuto come uno strumento potente ed efficace a supporto dell’insegnamento/apprendimento, in accordo con l’approccio costruttivista. In particolare, i mondi virtuali permettono di attivare compiti specifici all’interno di setting modellati come scenari finalizzati a obiettivi di apprendimento”.

Fonte:  http://www.indire.it/progetto/didattica-immersiva/

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L’infografica: cos’è, a cosa serve e come si realizza

L’infografica: cos’è, a cosa serve e come si realizza

Le infografiche sono rappresentazioni visuali di concetti e di dati espressi attraverso l’utilizzo combinato di testi e di immagini (laddove per immagini si intendono istogrammi, grafici, diagrammi, tabelle, mappe). Il significato si deduce dalla parola stessa, nata dalla fusione dei termini inglesi information e graphic (informazione e grafica). Lo scopo delle infografiche è quello di riassumere un numero considerevole di informazioni in uno spazio ridotto al fine di ottenere una semplificazione della comunicazione. Questo strumento è largamente utilizzato nel settore del marketing, nella illustrazione dei processi di sviluppo e nella divulgazione di informazioni “astratte”, come i processi matematici, informatici o di statistica.

Tuttavia, oggi, l’utilizzo si è diffuso notevolmente fino a comprendere anche un largo settore della stampa, dai saggi alle riviste scientifiche, dai manuali d’istruzioni ai testi scolastici. Altrettanto si può dire del massiccio impiego nella realizzazione di siti web e nel campo della creazione artistica (per esempio nella realizzazione di foto e video).

Grazie allo sviluppo continuo dei software grafici, infatti, si è evoluta, migliorando nel tempo, la qualità della loro rappresentazione, assumendo caratteristiche sempre più interattive e accattivanti. Il grande merito in termini di comunicazione è, dunque, la semplificazione dei contenuti attraverso la sintesi e l’associazione ad immagini, che implica un uso della memoria fotografica.

Sebbene il loro impiego sia esploso in maniera esponenziale soprattutto in tempi moderni, le infografiche hanno un’origine molto antica e si possono far risalire addirittura al Neolitico. Un importante momento evolutivo nella storia delle infografiche riguarda l’introduzione degli Isotype, nati dall’intuizione di Otto Neurath (1882-1945), filosofo, sociologo ed economista austriaco. Nei primi del novecento egli elaborò, infatti, un rivoluzionario sistema di comunicazione visiva dell’informazione detto “linguaggio visivo ausiliario” o “internazionale”, basato sui pittogrammi, che ritroviamo quotidianamente nella segnaletica stradale o nel linguaggio iconico dei nostri strumenti informatici.

Nell’ambito dell’apprendimento, l’utilizzo delle infografiche può rappresentare uno strumento significativo e stimolante, purché risponda a precisi requisiti quali: la sintesi (il testo deve essere in forma didascalica), la chiarezza (coerenza e logica), e l’originalità (per la composizione grafica e la scelta cromatica).

Alcuni esempi:

https://create.piktochart.com/output/16130847-formazione-registro-scuolanext

I software disponibili per la loro creazione sono vari e in molti casi gratuiti, almeno per le funzionalità di base. Potete trovare, di seguito elencati, alcuni tool freemium online che permettono in pochi clic di creare delle infografiche avvincenti: https://piktochart.com/, https://infogram.com/, https://www.canva.com/

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Tecniche di rilassamento: un importante momento rigenerativo per insegnanti che portano avanti la didattica a distanza

Tecniche di rilassamento: un importante momento rigenerativo per insegnanti che portano avanti la didattica a distanza

Ci sono molti modi per respirare; perché il respiro ha molte funzioni, dal portare calma e serenità nella propria vita a sviluppare concentrazione e focus sulle proprie attività. È quello che ho imparato nella mia formazione, seguendo per la mia crescita centri che diffondono filosofie che si sono sviluppate in Giappone, India e negli Stati Uniti: la consapevolezza interiore è una strada molto interessante da percorrere per una migliore conoscenza di sé stessi, per preparare i bambini e i ragazzi ad una vita, quella contemporanea, ricca di sfide e complessità.

«Meditare significa raggiungere con il cuore e con il corpo la condizione della pace più profonda», dice Masahiro Oki, maestro di yoga giapponese: è proprio dalla respirazione e dagli esercizi di meditazione che sorge e si sviluppa l’equilibrio tra e il nostro corpo e la nostra mente. Un docente che si prende cura di sé stesso, sarà un docente che saprà prendersi al meglio cura dei suoi allievi, sviluppando capacità di ascolto e sapendo comprendere i propri alunni e le loro specificità.

Nei miei corsi sperimenteremo in prima persone le tecniche di rilassamento corporeo e respirazione consapevole, per riuscire così a proporle durante le lezioni ed essere in grado di sviluppare armonia nel gruppo classe e fare le giuste pause durante la didattica a distanza. I miei percorsi formativi saranno anche occasione di crescita personale e di introspezione, insight per i docenti, grazie al “laboratorio dell’immaginario” creato dal dott. Francesco Simeti, che lo ha utilizzato per la rielaborazione dei vissuti emozionali. Sarà un momento importante, in cui, grazie a disegni o fiabe, l’insegnante avrà la possibilità di accedere al mondo affettivo interiore e stimolare così il proprio percorso di rinascita a partire da questi giorni strani e difficili.


Giorni pesanti in cui insegnanti hanno continuato con bravura la propria missione educativa, pur nella difficoltà di una perdita del contatto umano e della socializzazione. Una tenacia che gli allievi hanno saputo cogliere. Dobbiamo ripartire dall’ascolto interiore, dobbiamo farlo per i nostri studenti, per sviluppare una migliore comunità educativa quando le scuole riapriranno.

Come maestra di consapevolezza interiore ho osservato con interesse come sia i bambini e le bambine, sia i ragazzi e le ragazze apprendono di più se e quando l’insegnante usa un tono di voce accogliente e gentile e quando riesce a creare nella classe un clima di sostegno reciproco e voglia di imparare.

 Un’atmosfera di questo tipo, richiede lo sviluppo di un buon equilibrio personale da parte degli insegnanti. Sono gli stessi ragazzi ad averne bisogno e a desiderarlo entusiasti, ciò è fondamentale per costruire una comunità inclusiva. Dopo aver portato avanti con gli studenti il lavoro sulla respirazione e sulla visualizzazione, mi sono resa conto che è qualcosa che li fa stare bene e che vogliono rifare al più presto.

Perché i nostri allievi lo sanno bene: di fronte all’eccesso di informazioni e di stimoli, il rilassamento è una risposta importante, portando benefici nella qualità dell’attenzione e nella capacità di concentrazione. È per questo che ho deciso di proporre questo corso, affinché dopo questo periodo di emergenza sia possibile ripartire dalle molte sfaccettature dei nostri allievi per seguirli e indirizzarli nello sviluppo completo della loro personalità e del loro carattere.