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Leggere è comprendere?

Cosa significa comprendere? Significa capire, afferrare al volo o lentamente, così da poter fare proprio un pensiero, un punto di vista diverso dal nostro, un sentimento, un’opera d’arte, riorganizzando le informazioni precedenti a nostra disposizione. A questa domanda, scaturita dalla lettura del libro Dal parlare al leggere, della ricercatrice francese L. Lentin, reperibile in ogni biblioteca ben fornita, si è aggiunta la seguente “Leggere è comprendere?” Un interrogativo che ci piacerebbe diventasse motivo di approfondimento e non solo all’interno del primo ciclo di studi, ma della formazione permanente degli adulti, di tutti gli adulti.

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di “testare”, sia online che dal vivo, i fraintendimenti dovuti alla mancanza di comprensione di un testo. Non perché lo stesso fosse lungo e ricco di proposizioni subordinate, anzi, spesso si trattava di poche parole e/o frasi, come nel caso di un messaggio inviato per fissare un appuntamento di lavoro: – Fissiamo un incontro tutti e 4 dopo il 14?

La risposta (immediata) di una delle persone è stata: – Il 4 non credo di poterci essere…

Al che abbiamo prontamente provveduto a riscrivere il messaggio sostituendo il numero 4 con la parola corrispondente: Tutti e quattro dopo il 14…

Due giorni dopo, all’interno dell’hotel ligure dove avevamo fatto colazione e nel quale, causa Covid, la reception aveva raccolto le “comande” già la sera prima, la cameriera italiana si è avvicinata al nostro tavolo chiedendo: – Il latte di soia nel cappuccino deve essere caldo o freddo?   La domanda sarebbe stata lecita, l’hotel ospita infatti clienti internazionali, se sul testo della comanda la parola freddo non fosse stata cancellata con una riga nera. Dunque il testo, in stampato maiuscolo, si presentava così al lettore: Latte di soia caldo.  Consequenziale.  Eppure la cameriera era in dubbio… perché?

Per facilitarle il lavoro, abbiamo riscritto di nuovo la comanda per il giorno successivo riportando, dopo la dicitura CAPPUCCINO, le sole parole: con latte di soia caldo, grazie!

Ora, se nel primo caso la mancata comprensione è scaturita dalla velocità di lettura, cosa che dovrebbe comunque farci riflettere anche solo per la quantità di tempo che si potrebbe liberare ponendo maggiore attenzione a ciò che si legge e si fa nel momento presente, nel secondo caso il dubbio è che ci sia un analfabetismo di ritorno anche nel mondo adulto. Un analfabetismo che si alimenta con il desiderio di non fare fatica o di farne il meno possibile.

Sempre durante le vacanze estive abbiamo avuto modo di conoscere Viola, una ragazzina di undici anni che comincerà tra poco la prima media e di parlare con Stella, mamma di un ragazzo di tredici anni, Pietro, che quest’anno frequenterà la classe terza della scuola secondaria di primo grado. Se a detta del padre, Viola, è proprio come lui: poco interessata allo studio e alla lettura, Stella prende decisamente le distanze da un figlio che reputa poco tenace e determinato, non solo nello studio, ma anche nello sport. Il ragazzo è infatti disposto a lasciare lo sport che gli piace (il basket) solo perché dovrebbe cambiare palestra e prendere un autobus per raggiungere la nuova sede. La didattica a distanza su Giulia e Pietro sembrerebbe  aver acuito i problemi esistenti, in primis la mancanza di interesse e di motivazione verso le diverse discipline, insieme alla carenza di un metodo di studio, problemi che rischiano di trascinarsi nei successivi anni di scuola, rendendo il percorso faticoso non solo per gli studenti, ma anche per le loro famiglie e per i docenti con cui si interfacceranno e che ci auguriamo possano trovare le leve più adatte per interessarli ai temi proposti.

Comprendere un alunno

Tornando alla domanda iniziale “Cosa significa comprendere?” possiamo allora provare ad allargare il campo di indagine “Cosa significa comprendere un bambino, un ragazzo, un alunno?”.

L’etimologia della parola che deriva dal latino “prendere con”, ci viene in aiuto. Comprenderlo tutto non solo con l’intelletto, ma con il cuore e con i sensi. Comprendere è un’attività produttiva e non solo una ricezione passiva è, in sostanza, un vero e proprio atto di costruzione.  Come ricorda Lentin nel suo libro Dal parlare al leggere, “Tutti noi non siamo neutri. Possediamo dentro di noi, mentalmente almeno, un modello di bravo alunno, rischiando di giudicare ogni bambino in base a tale modello, anziché accettarlo così com’è, per quel tanto di unico e di particolare che presenta.

Se il bambino assomiglia o non assomiglia al modello accettiamo o rifiutiamo ciò che porta con sé, ciò che gli è proprio, ciò che gli serve per entrare in un processo interattivo con noi allo scopo di sviluppare le potenzialità che ha dentro di sé, di aver voglia di imparare ad apprendere”.

Cosa possiamo fare allora per offrire a tutte le Viola e ai Pietro ciò che serve loro per diventare autonomi e capaci di appropriarsi gradualmente e autonomamente del sapere, aiutandoli a riconoscere e ad amare ciò che li chiama?

L’osservazione di bambini e ragazzi porta a un’individualizzazione delle proposte didattiche (sui singoli e sul gruppo classe), a partire da ciò che li appassiona, ciò che è vicino ai loro interessi per poi spostarsi piano piano verso le richieste del curricolo. La passione di Viola per gli animali e la dedizione mostrata nella cura degli stessi, potrebbe essere ripresa in scienze, ma anche in italiano, proponendole la lettura di testi con foto belle e racconti realistici in cui possa trovare tutte le informazioni che le interessano.

Per Pietro la proposta di un best seller come “Diario di una schiappa” potrebbe essere fonte di identificazione e motivo di nuove letture. Il condizionale “potrebbe”, è d’obbligo. In ambito educativo, come nella vita, nulla è sempre certo e ciò che è risultato efficace una volta non è detto che continui a esserlo. Ecco perché i metodi, anche quelli più efficaci, hanno bisogno continuamente di essere “vivificati” grazie alle competenze, alla passione e al confronto tra i tanti maestri, educatori, docenti che li praticano. 

Detto ciò, sia la Scuola dell’Infanzia che la scuola Primaria possono fare moltissimo per sostenere l’interesse e la motivazione dei bambini, così da alimentare il desiderio di apprendere e di co-costruire la propria conoscenza, gettando le basi non solo della letto-scrittura, ma anche del piacere di leggere e scrivere.

Piacere che confidiamo di attivare anche attraverso il nostro corso “L’insegnante che racconta”.

Pensato per maestri, educatori e docenti di scuola dell’infanzia e primaria,  il corso si propone, attraverso il racconto e la lettura ad alta voce di testi diversi, scelti in base all’età e all’ordine di  scuola,  non solo di appassionare i propri alunni alle diverse discipline, coinvolgendoli, facendoli immaginare e  riflettere e sviluppando lo spirito critico, ma anche di sviluppare in loro il piacere della lettura e la capacità di comprendere un testo non solo con l’intelletto, ma  anche con il cuore e con tutti i sensi.

Buona ripresa della scuola a tutti!

Per tutte le informazioni sul corso di formazione di Monica e Rossana Colli clicca sul pulsante.

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