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CreAttività: impariamo dai post-it!

ARTICOLO SCRITTO DA: ILARY CECCARINI, ELISA DELVECCHIO – FORMATRICI SCUOLA OLTRE

 

La creatività è l’abilità di pensare a qualcosa in un modo tutto nuovo, è quell’abilità che permette di trovare soluzioni uniche ai problemi e consente di svolgere attività produttive particolari. L’attività creativa è quindi innovativa perché consente di individuare nuove soluzioni e scoprire cose prima sconosciute (Zanetti, Cavioni, 2016). A supportare la creatività è il pensiero divergente, che consente di produrre molteplici risposte allo stesso problema ricorrendo alla fluidità associativa. Quest’ultima infatti consiste nella capacità di elaborare nuove idee lasciando il pensiero libero di creare e sperimentare. Tuttavia la creatività non si limita al pensiero divergente, gran parte della letteratura sostiene che la capacità di dar vita a nuove idee sia correlata all’emisfero destro che è sede dell’originalità, della flessibilità mentale, della curiosità, del pensiero metaforico e della sperimentazione di nuove possibilità evolutive (Santrock, 2017).

Data la predisposizione biologica di una dotazione cosi efficace, cosa è necessario tenere a mente per non dimenticarci di allenare una risorsa così importante come la creatività?

Alcune ricerche suggeriscono che il contesto sociale in cui viviamo induce a ricorrere alle soluzioni più familiari, utilizzando un processo di pensiero più economico invece che elaborarne di nuovi (Lavazza, Manzotti, 2011). Questa modalità di pensiero può essere in parte spiegata da un curioso fenomeno psicologico chiamato meccanismo di fissazione illustrato dallo psicologo gestaltista Duncker (Anolli, Legrenzi, 2013). In seguito ad alcuni esperimenti egli scoprì che le persone nella soluzione del problema tendono a fissarsi sulle proprie idee trascurando possibilità alternative e a rimanere inchiodati sulle ipotesi più note, come per preservare uno stato di equilibrio che infonde inevitabilmente sicurezza. La defocalizzazione è quella preziosa abilità che ci consente invece di spostarci dal focus abituale per aprirci a nuove soluzioni e può rappresentare una strategia utile da proporre a scuola attraverso il gioco. Sono nati così i post-it! È il noto caso della 3M company, una multinazionale statunitense, a insegnarci che dai problemi possono scaturire soluzioni straordinarie, l’invenzione fu infatti ideata a seguito di uno sbaglio di produzione di una colla troppo debole e poco adatta al solito utilizzo. L’ideatore, focalizzandosi su possibilità alternative, riuscì a trovare un impiego per questa formula, dando vita ai foglietti adesivi che noi tutti conosciamo. Dunque cosa significa saper utilizzare il pensiero creativo, quali strategie adottare a scuola per aiutare i bambini ad alimentarlo? Significa saper adattare conoscenze e competenze tecniche in modo flessibile per poter individuare una soluzione creativa a un problema (Terzaroli, 2019).

La creatività permette di trovare nuove piste per giungere alla scoperta di una nuova idea ed è qui che il pensiero creativo si lega al problem solving. Tuttavia la creatività non è mai la conquista di una singola persona, ma nasce spesso dall’interazione tra individuo, ambiente sociale e campo culturale. Si evidenzia quindi la necessità di una comunità di riferimento, una connessione con i contesti reali così da poter sostenere lo sviluppo dell’intelligenza creativa, che permetterà a bambini e ragazzi di alimentare un pensiero critico e di sostenere la curiosità (Terzaroli, 2019).

 Il contesto scolastico e familiare rappresentano le sedi principali dove l’innovazione e la creatività del bambino possono essere incoraggiate, poiché un’atmosfera creativa è sostanziale per far crescere uno spirito creativo nei bambini. Secondo Howard Gardner il miglior modo di avvicinarsi a un’area sconosciuta consiste nell’avere ampia opportunità di esplorarla. Un’esplorazione non strutturata consente di giungere in modo ottimale a conoscere il problema e di risolverlo in modo del tutto nuovo (Gardner, 1991). È preferibile non offrire modelli diretti da copiare, ma offrire indizi e suggerimenti, e ricordare agli studenti che non esiste una via maestra per l’acquisizione di un’abilità. È essenziale una modalità di acquisizione della conoscenza aperta, esplorativa che permetta agli studenti di diventare un individuatore di problemi (Gardner, 1991). Un ambiente che spesso guida i bambini a dedicarsi a tempo pieno a programmi dominati prevalentemente da un pensiero logico-matematico non facilita lo sviluppo del pensiero creativo e rischia di metterli sotto pressione. È necessario piuttosto l’inserimento di programmi tematicamente più ricchi e adatti a stimolare il pensiero nella sua complessità, è stato infatti dimostrato che in condizioni di stress la creatività viene inibita, generando nella persona un’intolleranza verso le incongruenze e l’incertezza (Domenici, Biasi, Ciraci, 2014).

L’individuo quando è sotto pressione ha più timore ad affidarsi a nuove possibilità perché destano incertezza e generano ulteriore difficoltà. Gli studi di Gardner suggeriscono di porre enfasi sull’espressione della creatività in modo graduale ed equilibrato nel corso dell’intera vita, sempre nel rispetto dei tempi della persona, altrimenti si rischia di alimentare aspettative troppo elevate e di trasformare la passione intrinseca del bambino per la conoscenza in un desiderio smodato di riconoscimenti e ricompense esterne (Zanetti, Cavioni, 2016). Aiutare i bambini a individuare approcci diversi e risposte alternative ai problemi, applicando le conoscenze acquisite in uno e in altri campi è sostanziale per fare emergere comportamenti esplorativi e creativi. Tuttavia, per far sì che tale intervento possa avere successo nel nostro contesto culturale, il sistema educativo dovrebbe riuscire a dare importanza, non solo all’acquisizione di abilità di base fin dalla tenera età, ma anche alla necessità delle espressioni creative nello sviluppo, in quanto abilità fondamentali che sostengono una profonda comprensione delle materie scolastiche.

Il pensiero creativo dunque consente al bambino, e in futuro all’adolescente, di utilizzare in modo diversificato i contenuti e adattare le conoscenze in base ai contesti. È opportuno far riferimento sia a un programma che prevede l’acquisizione graduale delle materie scolastiche, che ad attività non finalizzate che favoriscono una familiarizzazione con la creatività: incentivare il pensiero creativo attraverso l’incoraggiamento e tramite attività laboratoriali intrascolastiche o extrascolastiche, favorire produzioni lasciate alla fantasia dello studente (Gardner, 1991). Per esempio, possono essere organizzate diverse attività da suddividere in più laboratori creativi.

Cosa saranno?” è un’attività che canalizza la fantasia dei bambini aiutandoli a esplorare e immaginare tutti i possibili usi di un determinato oggetto e a dar vita a un dialogo tra alunni, per abituare la loro mente a considerare ulteriori possibilità divertendosi insieme. Servendosi di un oggetto il bambino ha la possibilità di mimare tutto quello che si potrebbe fare con esso in varie situazioni, per esempio un righello potrebbe diventare una spada per sconfiggere degli orchi malvagi o un originale racchetta da tennis per simulare una competizione sportiva.

Un finale inaspettato” consiste in un altro tipo di attività per poter aiutare i bambini a immaginare scenari alternativi, attraverso giochi specifici, proponendo racconti di fantasia. L’insegnante propone un racconto o una fiaba noti alla classe, improvvisamente la narrazione viene interrotta per dar modo a loro di inventare finali alternativi. Dopo aver sperimentato la situazione insolita attraverso il dialogo si cerca di incoraggiare il bambino a elaborare in modo autonomo la sua versione della storia disegnandola su un foglio bianco sostenendo così il pensiero creativo sia dal punto di vista verbale che visuo-spaziale (Sala, Vanutelli, Lucchiari, 2018).

Strapazza l’orchestra” è una simpatica attività in cui l’insegnante, riciclando materiali di vario tipo, invita i bambini a utilizzarli liberamente sperimentandone tutte le possibili sfumature sonore. Infine possono dar vita a una vera e propria orchestra costruendo degli strumenti musicali alternativi (Giorgetti, Pizzingrilli, Antonietti, 2009).

Se queste opzioni alternative vengono tenute a mente in ogni momento di apprendimento, il bambino si troverà nella posizione ottimale per sperimentare nuove idee. È così che nascono i post-it!

Bibliografia

Anolli, L., & Legrenzi, P. (2013). Psicologia generale. Il mulino.

Domenici, G., Biasi, V., & Ciraci, A. M. (2014). Formazione e-learning degli insegnanti e pensiero creativo. Journal of Educational, Cultural and Psychological Studies (ECPS Journal), (10), 189-218.

Gardner, H. (1991). Aprire le menti. La creatività ei dilemmi dell’educazione (Vol. 141). Feltrinelli Editore.

Giorgetti, M., Pizzingrilli, P., & Antonietti, A. (2009). Creatività: come promuoverla a scuola?

Lavazza, A., & Manzotti, R. (2011). Modelli di creatività: dall’elaborazione inconscia e implicita al fringe jamesiano. Giornale italiano di psicologia38(1), 47-76.

Sala, P. M., Vanutelli, M. E., & Lucchiari, C. (2018). Allenare il pensiero creativo: tecniche e percorsi didattici.

Santrock, J. W., & Rollo, D. (2017). Psicologia dello sviluppo. McGraw-Hill Education.

Terzaroli, C. (2019). Educare alla creatività. Un percorso di intraprendenza all’Università Educating creativity. Formazione, lavoro, persona27, 70-86.

Zanetti, M., & Cavioni, V. (2016). Psicologia dell’educazione. Teorie, metodi e strumenti. Pearson.

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