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“I linguaggi dell’arte e la circolarità cognitiva nei laboratori educativi”

09/03/2020

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I percorsi formativi che propongo a chi lavora in ambito educativo e didattico si incentrano su metodologie, tecniche e attività per la programmazione e l’attuazione di laboratori artistici rivolti principalmente ai bambini e, con alcuni accorgimenti, anche agli adolescenti e agli adulti.

Innanzitutto, spenderei qualche riga parlando dell’utilità di lavorare in ambito educativo con la musica e con gli altri linguaggi espressivi come il teatro, l’arte figurativa e la scrittura. I laboratori artistici ed educativi permettono ai bambini e alle bambine di sperimentare una relazione libera e creativa con i compagni del gruppo e con i conduttori e le conduttrici delle attività, ovvero con la figura dell’adulto. Dunque, passando dalla relazionalità inter-personale a quella intra-personale, la creatività facilita nel bambino un confronto sereno con sé stesso e con le proprie potenzialità.

A mio avviso, uno degli aspetti più importanti consiste in attività ludiche ed espressive che contemplino la trasposizione di un contenuto tematico (narrativo, emotivo, cognitivo) da un linguaggio espressivo all’altro, per stimolare la molteplicità di talenti e intelligenze del bambino. Proporre, ad esempio, a piccoli gruppi un disegno collettivo libero e poi un’improvvisazione musicale in cerchio intorno al disegno, lasciando che i bambini giochino a “suonare le immagini” disegnate insieme. Leggere una breve fiaba o una storia precedentemente inventata, magari attraverso la scrittura collettiva, e poi fare insieme ad un gruppo di bambini un piccolo mimo che la interpreti, mentre un altro gruppo sottolinea i gesti e i movimenti degli “attori” con il suono dal vivo degli strumenti musicali.

Un modus operandi di questo tipo crea una circolarità cognitiva ed espressiva che educa alla reciprocità e alla creatività, perché rispecchia il lavoro cooperativo proposto ai bambini e alle bambine nella stessa cooperazione circolare dei linguaggi artistici di cui si avvale. In un setting laboratoriale artistico-educativo i conduttori hanno la possibilità di creare quello spazio sereno, di ascolto e di reciprocità, di condivisione e accettazione, che permette ai bambini e alle bambine di crescere in sintonia con i propri talenti e le proprie modalità espressive, di sviluppare le proprie abilità comunicative e prevenire eventuali disagi psicologici futuri. Molte situazioni psicologicamente disturbanti, infatti, prendono le mosse da problemi comunicativi e il lavoro educativo che stimola e sviluppa le competenze relazionali del bambino ha un notevole valore preventivo.

 

 

Per quanto riguarda la professionalità del conduttore o della conduttrice dei laboratori creativi, è opportuno rifiutare con decisione un atteggiamento pedagogico autoritario e focalizzare l’attenzione sul fondamentale concetto di cambiamento, soprattutto nel lavoro con i bambini, i cui cambiamenti sono sempre in atto. Da qui l’importanza dell’ascolto, inteso come una scelta, un’azione ben precisa legata alla professionalità pedagogica. Il conduttore o la conduttrice con il suo intervento pone le condizioni per uno spazio e un tempo che consentono all’altro di esprimersi pienamente, in modo globale. Dunque ascolto attivo, portato avanti con umanità e professionalità, con una disposizione d’animo ben precisa: quella di far spazio all’altro dentro di sé, nei propri pensieri e nelle proprie emozioni, empatizzando con lui o con lei.  I laboratori artistici ed educativi diventano così per i bambini e le bambine una sorta di “palestra di relazioni”, un luogo dove sperimentarsi con gli altri in un contesto che valorizza la condivisione e gli aspetti trasformativi dell’interazione.

Nella conduzione di laboratori educativi occorre mettere in campo diverse competenze e nel caso dei percorsi laboratoriali che utilizzano i codici artistici, è necessario anche conoscere questi linguaggi, avere confidenza con le tecniche, gli strumenti e le modalità espressive di cui si avvalgono. È bene precisare, tuttavia, che chi li conduce non è tenuto ad avere una conoscenza tecnica avanzata e specifica delle discipline artistiche di cui si avvale, ma deve in un certo senso praticarle e conoscerne le strutture di base. Anzi, una conoscenza empirica e libera degli strumenti musicali da parte del conduttore o della conduttrice, favorisce un approccio meno impostato, più libero e aperto alla sperimentazione linguistica. In questo modo, l’arte e la musica aiutano i bambini e le bambine a vivere la propria alterità, i propri stili cognitivi, le proprie capacità sommerse, dislocando nella relazione cooperativa con gli altri parti complesse di Sé e difficili da elaborare individualmente. La socialità e l’arte aiutano così il soggetto a vivere il Sé in modo completo e l’Io in modo non rigido.

 

 

Le attività che propongo utilizzano tecniche di cooperative learning, di animazione teatrale e musicale, di scrittura creativa e di espressione figurativa, promuovendo l’ascolto e la fiducia reciproca, la coesione del gruppo, la “sintonizzazione” emotiva tra i partecipanti. Decentrarsi ed essere in grado di cambiare il proprio punto di vista è un buon allenamento per poter accogliere la diversità in tutte le sue forme, in chi ci sta accanto, così come dentro di noi.  Infatti, i percorsi formativi che rivolgo ai professionisti dell’educazione si basano su attività artistiche e musicali che possono essere riproposte ai bambini e alle bambine, ma anche ad un’utenza di adulti, per cui i professionisti stessi sperimentano su di loro quelle modalità di lavoro educativo basate sulla contaminazione dei linguaggi espressivi, che poi potranno attuare sul campo con i loro utenti o i loro alunni. Questo approccio, o se vogliamo questo doppio binario, si arricchisce ulteriormente da un’impostazione didattico-formativa basata sulla ricerca/azione, per cui durante gli incontri spesso vengono dedicati alcuni momenti al lavoro a piccoli gruppi e al confronto en plenum per inventare, modellare e riadattare all’utenza specifica di ogni educatrice o insegnante gli input, gli stimoli e le attività proposte durante la formazione.

Le attività formative si concentrano quindi su cinque aspetti dell’espressione artistica. La musica con le improvvisazioni musicali per accompagnare i movimenti e la narrazione di una storia, per esprimere musicalmente delle emozioni. Il teatro, i movimenti espressivi, il mimo, la comunicazione corporea, i giochi sulla fiducia e l’ascolto. La danza, la coordinazione, i giochi di movimento, agendo le storie con i balli ispirati ai movimenti degli animali. La scrittura creativa ed autobiografica con l’ausilio di immagini, disegni e ascolti musicali autoprodotti e non.

Un altro aspetto su cui mi soffermo molto, nella mia pratica formativa, è la creazione di un clima ludico, che se da un lato mi aiuta nel facilitare la partecipazione alle attività proposte da parte degli adulti, dall’altro mostra loro alcune tecniche e modalità che andranno a riproporre con la loro utenza. Il gioco, a mio avviso, è utilissimo anche quando viene accostato all’arte, e nel lavoro educativo con i bambini svolge delle funzioni fondamentali. L’identità del bambino si struttura attraverso il proprio corpo nella relazione con il mondo esterno, per cui il gioco permette al bambino di interagire con l’ambiente circostante e definire la propria identità corporea. La relazione tra il mondo del bambino, le sue interazioni interpersonali e le attività espressive, si basa sulla comunicazione pre-verbale e non verbale, per cui attraverso l’utilizzo della sensorialità stimolata dal gioco e dall’arte il bambino inizia a conoscere, a scoprire le proprie emozioni e quelle degli altri.

 

 

Nelle attività espressive in ambito educativo l’opera creata (ad esempio una musica, un mimo, un disegno o una storia) è il terzo soggetto della relazione: adulto-bambino-opera. Il bambino può reagire in modi diversi di fronte al risultato: accettazione, fascino o rifiuto. In ogni caso l’opera diviene un medium nella relazione tra il bambino e il mondo esterno, che aiuta a comprendere meglio le emozioni e le relazioni.

Nei percorsi formativi che svolgo, infine, gli stimoli provenienti dalle varie attività espressive confluiscono quasi sempre in una performance finale in cui i partecipanti elaborano i nuclei tematici emersi attraverso il movimento, il disegno collettivo, la scrittura, l’improvvisazione teatrale e musicale con una tipologia di strumenti musicali di facile utilizzo e provenienti da diverse regioni del mondo (xilofono, tamburi a cornice, shaker, maracas, ocean-drum, cembali, tamburelli, ecc.). Il laboratorio tende quindi a favorire momenti di cooperazione nel gruppo, per migliorare le capacità dei partecipanti di collaborare alla realizzazione di obbiettivi comuni, privilegiando l’ascolto reciproco.

 

 

  1. Giordano. Fare arterapia, Edizioni Cosmopolis, Torino, 2008
  2. Juul. Il bambino è competente, Edizione Feltrinelli, Milano, 2004
  3. Mannucci. Bastano due ali per volare. Strategie e didattiche in Centri Diurni per diversabili, Edizione ECIG, Genova, 2011
  4. Mannucci, T. Randazzo, Educatori, capitani, supereroi, Aracne Editrice, Rimini, 2015.
  5. B. Moschini, Arteterapia con pazienti difficili, comunicazione e interpretazione in psicoterapia, Edizione Erickson, Trento, 2008
  6. Nesti. Frontiere attuali del gioco. Per una lettura pedagogica, Editore Unicopli, Milano, 2012
  7. Orff. Musicoterapia-Orff, un’attiva stimolazione allo sviluppo del bambino, Cittadella Editrice, Assisi, 1982
  8. Panerai, M. Nicola, G. Vitaioli (a cura di), Manuale di educazione alla pace. Principi, idee, strumenti, Junior, Parma, 2012
  9. Randazzo, 40 giorni a Floripa. Diario creativo di un educatore in Brasile, Edizioni ETS, Pisa, 2014.
  10. M. Venera. Garantire il diritto al gioco. Studi e ricerche sul diritto al gioco, Edizione Junior, Parma, 2011

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