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Interroghiamoci! Quesiti oltre la mascherina - Scuolaoltre
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Interroghiamoci! Quesiti oltre la mascherina

11/11/2020

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ARTICOLO SCRITTO DA: ANNA PIRATTI – FORMATRICE SCUOLA OLTRE

 

In queste settimane di restrizioni e sconforto si torna a parlare del valore delle arti e della creatività sul quale far leva per sostenere il peso del momento.

Ma che mestiere fa l’artista? Ho posto questa domanda ad alunni di prima, di seconda e di terza media. Ho avuto risposte astratte.

L’artista immagina, l’artista inventa, l’artista ha molta fantasia… tutto vero, ma concretamente che cosa significa?

Nel nostro sistema scolastico l’esperienza delle Arti è poco incidente, forme espressive che esulino dal disegno o dalla pratica di uno strumento – di cui hanno, se pur esiguo, un contatto diretto – non sono messe bene a fuoco. L’artista dipinge, suona, danza, scrive, recita, fotografa, illustra, scolpisce, incide, canta, interpreta, eccetera.

E prima di arrivare al compimento dell’opera si interroga. Nella tensione di trovare possibilità, soluzioni o semplicemente altre strade, prende vita il processo creativo. Una condizione umana molto vicina alla qualità del tempo che si trascorre(eva) giocando.

Quando la consecutio temporum si scombina: si usa l’imperfetto per esprimere azioni e invenzioni presenti: “giochiamo che eravamo scienziati/e…”.

Se è importante far vivere l’emozione del processo creativo, allora è necessario ricreare la stessa qualità progettuale che si manifesta negli atelier, negli studi di registrazione, nelle sale di danza, nei backstage dei teatri o al tavolo dei poeti e degli scrittori.

Nientemeno. Qui si gioca il futuro rispetto per la Cultura.

È bene ricordare che in questo senso i nostri alunni sono pronti, lo diceva Picasso: “Mi ci sono voluti quattro anni per dipingere come Raffaello, ma una vita per dipingere come un bambino”.

Provocare in classe la tensione generativa propria delle arti, significa fare leva sulla naturale propensione creativa promuovendo in maniera osmotica la motivazione all’apprendimento.

Va bene. E quindi?

E quindi ho proposto ai miei alunni un test rapido(!) per stimolare il processo creativo con l’ausilio del Piccolo Libro delle Risposte, scritto dall’artista canadese Carol Bolt, Ed Sperling & Kupfer.

https://www.sperling.it/libri/il-piccolo-libro-delle-risposte-carol-bolt

Riprendendo le istruzioni dell’autrice ecco come usare il Piccolo Libro delle Risposte
1. Tieni il libro chiuso tra le mani.
2. Concentrati su una domanda precisa.
3. Appoggia la mano sulla copertina e accarezza il bordo delle pagine.
4. Apri il libro e troverai la tua risposta.

Ho fatto subito una domanda al libro: questo strumento può aiutarmi a generare un processo creativo con i miei alunni?

La risposta è stata: non scommetterci.

Uhm… Il tono di sfida, così perentorio, mi ha fatto riflettere.

“Se punti sul libro non otterrai quello che vuoi, la relazione è la risposta”, mi sono detta. Andiamo.


Alla vista del libercolo gli alunni mi guardano con occhi inespressivi attraverso la mascherina. Delle sfingi. Date le restrizioni vigenti, solo io posso sfogliare le pagine, mi blocco al loro stop… Ma prima devono concentrarsi e scrivere una domanda precisa su un foglio. Insieme proveremo a tradurre la risposta.

Ne riporto tre rappresentative delle classi prima, seconda e terza media:

Domanda: sarò una campionessa di pallavolo?

Risposta: rischia.

La giovane filiforme che l’ha posta mi guarda e i suoi occhi ridono come se se l’aspettasse, mi dice: “Io ho sempre paura”.

Le chiedo “Una campionessa che ha sempre paura e rischia, che tipo di campionessa è?”.

Esita un momento e poi risponde: “Una campionessa coraggiosa”.

Tutti annuiscono, il discorso fila, nessuna obiezione… il gioco si fa serio.

Terza media.

Domanda: Quando morirò?

Risposta: Sii paziente.

Tutti ridono compreso chi ha fatto la domanda che appare visivamente sollevato.

Chiedo all’alunno: “Come mai hai posto questa domanda?”.

Lui risponde: “Perché sento sempre parlare degli ammalati anche ieri un nostro compagno è andato a fare il tampone… mi sembra che siamo in pericolo”.

Un compagno interviene: “Ieri siamo andati a mangiare un gelato, un cono così di cioccolata, non mi sembravi tanto in pericolo!”.

Ridiamo di nuovo.

Si manifesta la forza di sorridere delle nostre ansie e incertezza, alternando serio e faceto. Per un attimo l’atmosfera è perfetta, siamo come poeti o danzatori che lavorano sul proprio progetto interiore.

Domanda: riuscirò a diventare una baby-sitter?

Risposta: sposta il tuo obiettivo.

La ragazzina è delusa dalla risposta. Le chiedo di spiegarmi perché desidera diventare una baby-sitter: “Mi piacciono tanto i bambini piccoli”.

“C’è qualcos’altro che potresti fare insieme ai bambini piccoli?”.

Mi risponde con un fil di voce e con gli occhi che brillano letteralmente “Potrei diventare una maestra… dell’ infanzia”.

“Perché non hai fatto questa domanda al libro?”.

Un compagno seduto in ultima fila, il tipo che a prima vista si potrebbe catalogare alla voce ancora-immaturo, pur non contravvenendo alle regole anti-Covid, riesce a divincolarsi energeticamente restando al suo posto ed esclama: “Non l’ha chiesto perché non ha abbastanza fiducia in sé stessa! Il libro ha detto di spostare l’obiettivo, voleva dire verso quello che ti piace fare veramente”.

La spiegazione ci soddisfa, tutti ci riconosciamo, oltre le mascherine ci sono occhi vispi, fieri, che corrono liberi nella savana.

Seconda Media.

Questo atelier induce a riflettere sulla qualità delle domande che ci poniamo.

Attraverso l’atto dell’interrogarsi si sperimentano paura, esitazione, angoscia, sollievo, volontà.

Un artista quando crea passa attraverso tutto questo e talvolta riesce a tradurlo in un’opera, un esempio su tutti: il recente film Jojo Rabbit di Taika Waititi, una brillante parodia del nazismo dove si sorride e ci si commuove. 

https://www.youtube.com/watch?v=bv3mzvYh1r0

Il film è liberamente ispirato al romanzo Il cielo in gabbia di Christine Leunens ed. SEM

https://www.semlibri.com/?s=Il+cielo+in+gabbia+

Concludo con una proposta: “Non ci resta che fare altrettanto, ragazzi, ognuno traduca le proprie domande-risposte in un’opera personale, un disegno a matita, una poesia, un esercizio di ginnastica, una canzone, una foto…”

Brontolano svogliati come si conviene in preadolescenza… ritorna gagliardo l’invincibile brusìo della scuola media.

Siamo salvi.

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