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La voce dentro il corpo

La voce dentro il corpo

01/04/2021

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ARTICOLO SCRITTO DA: RAFFAELLA PERUGINI E DAVIDE STECCA FORMATORE SCUOLA OLTRE

 

LA VOCE DENTRO IL CORPO

Una pratica didattica per ascoltare il proprio silenzio e corpo

 

Parlare di silenzio in una società come la nostra orientata alla comunicazione verbale e al rumore è difficile; parlarne poi nella realtà scolastica dove le voci dei bambini si mescolano tra loro in racconti, sentimenti, emozioni, giochi e movimenti diventa ancora più difficile.

Pensiamo alla realtà quotidiana delle nostre classi dove tutto si traduce in stimoli che inducono alla comunicazione e alla socializzazione, mettendo in secondo piano l’ascolto di sé stessi e degli altri. Del resto la voce è il canale attraverso il quale passa non solo il linguaggio e l’espressione verbale del bambino ma anche il suo mondo emotivo; parlare gli serve per instaurare i rapporti con gli altri, per memorizzare quello che impara a conoscere della realtà, per organizzare e regolare il proprio comportamento, per esprimere le emozioni ma anche per imparare a controllarle e diventarne consapevole. Il bambino fa molta fatica a rimanere in silenzio, poiché il silenzio è un’estensione a cui non è abituato.

Il silenzio non fa parte della natura dell’essere umano. Consideriamo il momento stesso della nascita: il neonato emette subito versi, suoni, rumori, a modo suo “si fa sentire”! Il suo primo vagito è il suo primo respiro, è l’azione che mette in moto i polmoni, facendo dilatare gli alveoli e permettendo così all’ossigeno di entrare.  È quindi il suo primo modo per affermare la propria esistenza.

Lo stesso vale per i suoni emessi nei primi mesi di vita, dove è lo sviluppo delle corde vocali a entrare in azione. Sono proprio i primi versi emessi dal bambino per imitazione che lo porteranno successivamente a comprendere quale sia il modo giusto per comunicare. Ciò che il neonato emette è come un allenamento alla parola… o meglio un’anticipazione. Il linguaggio (che può essere anche non composto da parole ma da semplici gesti e versi) e il parlare si compongono di suoni palatali, labiali, gutturali e sono tutti “movimenti”, azioni da sviluppare adeguatamente con il corpo per arrivare solo successivamente alle prime parole. Ricordiamo che sin dall’inizio il linguaggio, nell’accezione di Vygotskij, ha una funzione sociale e comunicativa. Benché linguaggio e pensiero siano in origine indipendenti, successivamente si integrano in un processo di reciproco influenzamento, e allora il pensiero diventa verbale e il linguaggio razionale, dal momento che il linguaggio non serve solo a verbalizzare ciò che si pensa, ma esercita una funzione regolatrice sul funzionamento del pensiero e del suo sviluppo.

Ecco che allora il sistema di suoni, gesti, parole utilizzati dal bambino nel corso del suo sviluppo sono mezzi di interazione sociale e costituiscono il presupposto evolutivo della pianificazione del proprio comportamento.

L’incontro con l’altro presuppone sempre una relazione di accoglienza che si realizza profondamente nell’ascolto. E il silenzio è condizione stessa dell’ascolto. Come poter allora educare questa dimensione così importante per il benessere e la crescita del bambino?

Proviamo a dire ad un bambino “Tieni la voce dentro il corpo”. Forse inizialmente ci guarderà stupito perché trattenere una pulsione istintiva per lui non è poi così immediato; o forse semplicemente lascerà stupiti noi, perché sarà una risposta naturale a un bisogno.

Molto spesso infatti cercare il silenzio significa ristabilire un contatto con sé stessi, acquisire consapevolezza della propria presenza e di conseguenza con ciò che ci circonda.

Ricordiamo che nella pedagogia di Maria Montessori il silenzio assume già un connotato indispensabile per stare bene con sé stessi, per riuscire a stare in relazione con gli altri e per essere capaci di ascoltare.

«Il silenzio, nelle scuole comuni, vuol dire la “cessazione del chiasso”, l’arresto di una reazione, la negazione della scompostezza e del disordine. Mentre il silenzio può intendersi in modo positivo come uno stato “superiore” al normale ordine delle cose. Come una inibizione istantanea che costa uno sforzo, una tensione della volontà e che distacca dai rumori della vita comune quasi isolando l’anima dalle voci esteriori»

(Maria Montessori, La scoperta del bambino).

Nella nostra accezione tenere la voce dentro al corpo non significa solo non parlare, piuttosto dare senso al corpo anche senza parlare, controllare il proprio corpo nella sua manifestazione spontanea, quindi assumere consapevolezza della propria azione.

I bambini per loro natura tendono ad attribuire al silenzio un vuoto, come se assenza di parole fosse immobilità, ed ecco perché fanno così tanto fatica a muoversi e a controllare il proprio corpo e le proprie azioni tenendo la voce dentro.

Proviamo invece a orientarli verso questa nuova dimensione dove l’essenza dell’azione diventa concentrazione, dove la voce viene percepita nel proprio corpo e non più al di fuori di esso.

Attraverso la metodologia RCVE Ritmo Corpo Voce Emozioni di Davide Stecca ci adoperiamo per svolgere un’attività molto diffusa presso la scuola dell’infanzia, ma altrettanto valida anche alla primaria, magari con qualche variante: il Gioco delle Statuine.

Attraverso questo gioco, molto semplice e utile per sviluppare il controllo del corpo, possiamo attivare anche attenzione, concentrazione, voce e magari emozioni.

Ci servono pochi ingredienti: della buona musica, variandola il più possibile, un buon impianto audio, un po’ di attenzione e spirito di osservazione.

Cerchiamo di utilizzare solo due semplici comandi verbali: “la voce dentro il corpo” e “cambiare spesso direzione”.

Cosa si nasconde dietro queste due semplici indicazioni? Un verbo meraviglioso: DECIDERE! Decidere di non far uscire la voce, né come parole né rumori di nessun tipo. Decidere di andare in direzioni inesplorate e non automatiche. Due importanti decisioni per i nostri bimbi che vivono di istinti. Piccole decisioni che li porteranno alla conoscenza e coscienza di sé. Per non parlare della esaltazione dell’ascolto attivo in contemporanea al movimento.

Noi insegnanti ed educatori, cosa dovremo osservare?

Le mille sfumature attraverso movimenti magari inespressi o movimenti ripetitivi, suoni che faticano a trovare collocazione dentro il loro corpo.

 

 Come aiutarli?

Con amorevolezza e coraggio infondiamo in loro l’opportunità di uscire dal gruppo e osservare dall’esterno dapprima con lo sguardo, e in un secondo momento attraverso l’udito (a occhi chiusi); in questo modo impareranno a sviluppare la concentrazione uditiva. Quando si sentiranno pronti potranno tornare a divertirsi sperimentando la nuova parola magica “decidere” che nella sua grande accezione comprende anche il NON fare qualcosa!

Nel prossimo articolo parleremo di Stop della musica e del corpo. Per ora provate con i vostri alunni a fare un gioco nuovo, assumendo posizioni per fare figure nuove, strane, oppure invitandoli semplicemente a mettersi in cerchio senza usare le mani, e “accettare” che il cerchio sia una meravigliosa patata. Ne riparleremo a breve.

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